Spellani si nasce Stampa
Sabato 28 Marzo 2009 13:20
In Umbria sopravvive un piccolo grande paese, i cui abitanti sono riusciti - nel bene e nel male - a mantenere intatta l’espressione originaria del luogo, tanto che mi viene da pensare che certe volte alle spinte municipalistiche va riconosciuto perlomeno un merito: quello di mettere le comunità al riparo dagli attacchi della globalizzazione. Tra le città umbre di oggi, Spello sta a sé: fa cerchio chiuso. La sua società è ancora incorrotta da certe mode e tendenze, resiste ai cambiamenti, nella consapevolezza della ricchezza (che taluni potrebbero interpretare a torto come pochezza) dei tratti sociologici e antropologici che la contraddistinguono. Spello dista da Foligno una passeggiata a piedi. Dopo aver lambito vocabolo Spineto e superato l’immaginario torrente Chiona, vi si entra attraverso la porta medievale su cui è scritto “Splendidissima Colonia Julia”, titolo ottenuto dopo la guerra di Perugia del 40 a.C., che precedette di tre secoli il Rescritto di Costantino. Da quella data in poi, il nulla, fino al passaggio inaspettato del Pinturicchio, che vi lasciò una delle testimonianze più insigni della pittura italiana, all’interno della cappella Baglioni, visitata lo scorso anno da ottantamila appassionati d’arte. Ancora oggi Spello può considerarsi a ragione l'hortus deliciarum dell’Umbria, paradiso metaforico di frutti e fiori eterni, in cui, tuttavia, regnano anche repressi malumori. A proposito di orti: qui ognuno attende all’orticello suo o alla sua chiusa a monte. Molti possiedono l’Apecar con cui, attraversato il quartiere di Vallegloria e viale Poeta, raggiungono i piantoni secolari, la cui frazionata proprietà, invece di costituire un valore aggiunto per il distretto, è spesso oggetto di cause interminabili o di accertamenti tecnici, con l’unico effetto di arricchire i geometri del posto, che a furia di misurare, delimitare, spostare muretti e dirimere controversie, si sono conquistati un ruolo sociale di rilevo. Spello è in mano ai monsignori, ai politici a cavallo tra la Prima e la Seconda Repubblica e a un luminoso manipolo di artisti e infioratori, che non disdegnano di farsi chiamare “maestro”, forse perché proliferati sulla scia di Norberto, che da sarto di paese divenne il Tintoretto dei fraticelli. Seguendo le orme del noto pittore naïf e quelle di Elvio Marchionni – come se bastasse l’aria di Spello a far sbocciare capolavori – ne sono sorti molti altri, di artisti. Segno che anche quanti per l’arte non sono versati, all’arte propendono, consapevoli che perlomeno a Spello, essa è in grado di generare reddito. E l’arte è tale – sostengono - sotto tutte le sue espressioni, compresa quella di imbrattare coppi rovesciati e intagliare ceppi d’ulivo. E se questo corrotto modo di concepirla è ormai entrato nell’immaginario collettivo spellano, perché non pensare a una collaborazione tra scultori e olivicoltori, per valorizzare, attraverso la slupatura dei tronchi, l’estro artistico di quanti si sentono posseduti? Potrebbe essere un’idea, quella di adottare un ulivo vivente e farlo plasmare con la “sgurbia” da un posseduto, invece che con il “maleppeggio” dal solito contadino, per poi realizzare percorsi museali a cielo aperto o raccogliere le olive e vendere olio d’artista ogni anno. Ma a Spello nessuno si spella le mani per la collettività! Piuttosto tutto è competizione: il mio balcone è più fiorito del tuo, i miei gerani sono i più rossi di quelli del vicino e la mia infiorata è la più bella. Ogni spellano che si rispetti crede che nascere a Borgo non sia la stessa cosa che nascere a Valle Gloria. Questa dimensione dello spirito, questa irriducibile diffidenza verso ogni innovazione proveniente da un altrove non visibile dal proprio orizzonte, non è forse una forma esasperata di umbritudine, una vena atrabiliare dell’essere umbro, anzi, spellano certificato? Mi capita di viaggiare con Marcello Ronconi, fratello di Maurizio, già senatore della Repubblica. Ovunque ci troviamo, in Spagna, in Grecia o in Irlanda, a chiunque gli chieda da dove venga, lui risponde senza esitazione: "Da Spello". E non aggiunge altro. Mai sentito dire, vicino a Foligno, Perugia o Assisi. Ricordo Vittorio Merendoni, straordinario cameriere de “Il Cacciatore”. Imparai proprio da lui a distinguere le differenze somatiche, antropologiche e persino reddituali, intercorrenti tra quelli di Borgo e quelli di Vallegloria. Vittorio era il prototipo dello spellano, un umbro fornito di un pragmatismo e di una intelligenza spropositati, capace di capitalizzare mance e farne gruzzolo prezioso presso la Cassa Rurale, di cui conosceva i segreti, come se questi trapelassero al termine di ogni consiglio di amministrazione. Poi c’era la Spello democristiana, vicina alle famiglie Radi e Salari, sostenute da ferventi attivisti, come i Benedetti, i Natale, i Nieri, gli Zuccari, i Pascucci e i Peppoloni, brulicanti di casa in casa, per strappare consensi allo strapotere dei rossi: perché infondo rossa è l’anima di Spello, rossa e piccolo borghese. Non sono mancati neppure i quasi santi, come lo è stato fratel Carlo Carretto, che tra quelle colline si era ricamato un pergolato di spirituale tranquillità, elargendo bontà e inseguendo un sogno, cui tuttavia gli spellani guardavano con curioso sospetto, benché di quel laico vicino a Dio avvertissero il respiro forte e quieto. Ogni tanto al bar Bonci si sente parlare di misteriosi faccendieri che hanno scalato i mercati finanziari o di santoni che vivono isolati e irraggiungibili alle pendici del Subasio, componendo musica che finirà in testa alle classifiche. Ma della loro presenza non si ha alcuna certezza. Così la gente del posto non si scompone più di tanto, giacché il principale obiettivo è quello di prevaricarsi a vicenda o aggiudicarsi la prossima infiorata. Forse, durante le sedute al bar Bonci, sarebbe meglio chiedersi quale sarà l’impatto del piano-casa minacciato da Berlusconi, su una delle più belle siluette urbane d’Italia, per evitare che rimangano soltanto le casette di Norberto a testimoniare la Spello che fu. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Articolo di: Giovanni Picuti - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Corriere dell'Umbria - 28 marzo 2009
Ultimo aggiornamento Domenica 29 Marzo 2009 20:44
 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information