Il recupero dell'acquedotto di epoca romana a Spello PDF Stampa E-mail
Martedì 21 Aprile 2009 16:06

In epoca moderna si cerca la via più veloce, la più breve ed è sempre più raro veder valorizzato il lento trascorrere del tempo del quale è facile perdere l’essenza, a partire dai preziosi momenti di raccoglimento in se stessi, con le proprie idee o con una  preghiera.

Anche le nostre amministrazioni locali ci hanno abituato a vedere molti denari investiti in bretelle che consentono di accorciare la strada, o in rotatorie -  realizzate a volte anche in luoghi un po’ improbabili - che ci permettono di proseguire nel “viaggio” senza soste ad uno stop o al tanto odiato semaforo rosso.

Un “investimento” in controtendenza, dunque, quello realizzato a Spello dove è stato recuperato un antico sentiero lungo circa cinque chilometri ed è stato restaurato l’antico acquedotto di epoca romana che scende dal castello di Collepino fino a raggiungere la Splendidissima Colonia Julia.

Una splendida passeggiata, da assaporare con lentezza, a qualsiasi età, per respirare aria buona, assicurandosi scorci incantevoli della Valle Umbra, delle colline appenniniche e della meravigliosa Spello, camminando tra le “chiuse” che i proprietari tengono, sovente, curate come giardini.

L’acquedotto trae origine dalla sorgente di Fonte Canale che si trova sotto il castello di Collepino a  quota 456 s.l.m.

L’opera idrica, nella prima parte interrata, si snoda con un’edificazione di pietra calcarea locale, bianca e rosata, di cui rimangono ancora visibili il lato a valle e, in alcuni punti la copertura.

Sulla parete a valle del condotto si conservano numerose aperture rettangolari realizzate per permettere l’ispezione del cunicolo e sfiatatoi per la circolazione dell’aria.

La copertura, affiorante qua e là, era costituita da lastre disposte alla “cappuccina” o a schiena d’asino.

La realizzazione dell’opera risale sicuramente all’età augustea, epoca assai importante per la Colonia Julia; nello stesso periodo la città fu dotata di un proprio circuito murario, furono organizzati e monumentalizzati gli spazi interni e  l’area a nord-ovest della città dove venne realizzato, tra l’altro, il teatro.

Durante i secoli l’acquedotto fu spesso ristrutturato anche perché rappresentava la fonte idrica della città, ma alla fine dell’ottocento fu sostituito con una tubazione in ghisa e  se ne perse la memoria.

Nel tragitto l’acquedotto supera anche alcuni ponti, tra i quali quello di “Parasacco”, con i suoi diciotto metri,  è il più alto.

A circa metà percorso il sentiero (e l’acquedotto) si intersecano con Via dell’abbeveratoio dell’asino, dove è possibile attingere acqua freschissima da una fontanella e dove i recenti lavori, hanno riportato alla luce un delizioso, antico abbeveratoio con una pietra bucata destinata a tener legati i quadrupedi.

E’ un itinerario unico che assomma in sé la cultura costruttiva dei nostri avi, un contesto paesaggistico di grande fascino  ed anche un luogo dove il viandante può ammirare i colori ed i profumi della flora e della vegetazione spontanea dei nostri luoghi.

 

                                                                                                          Luca Radi

 
Ultimo aggiornamento Sabato 18 Luglio 2009 13:41
 

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